
Una serata magica, nonostante gli scrosci di pioggia che si sono protratti fino alle 20:30, si è trasformata in una “stupenda serata d’incanto” a Savorgnano del Torre, ospitata da Art in Tor.
Le musiche d’accompagnamento sono state curate dal trio Arian & The Baggins, composto da Denise (voce principale e cantante delle UTERN), Debora e Federica. Le loro voci e i loro strumenti hanno “letteralmente stregato tutti” i presenti. Paolo Paron, presentandole con affetto, le ha definite “fanciulle” e “musiciste” incantevoli. Hanno eseguito brani significativi, tra cui “Darson”, dedicato all’energia magica del solstizio e al potere della guarigione solare, che celebra la nascita di un nuovo sole interiore. Hanno poi proposto un canto potente in latino per la dea Diana, con il solo accompagnamento di voce e percussioni, e un brano che evocava montagne e sotterranei. La canzone “Hela”, da loro scritta, è stata una celebrazione ispirata al folklore nordico. Infine, hanno preparato una “piccola sorpresa” in onore di Paolo Paron stesso.
Accanto a loro le magnifiche storie di Paolo Paron, il “bardo del Friuli” conosciuto per i suoi magnifici racconti frutto di una vita di approfondita ricerca e studio, che in questa occasione si sono concentrate sulle donne di conoscenza e magia e sulle antiche dee, evidenziando come la sensibilità moderna abbia perso il contatto con l’”altrove”.
Paolo Paron ha iniziato la serata con la canzone “Fendin”, che introduce le donne capaci di infondere magia e mistero, seguita da un racconto di monito: un nipote, spiando e rubando “ricchezze” notturne che si rivelarono acqua, fu punito con un rapido invecchiamento, a sottolineare la necessità di un approccio rispettoso verso gli esseri particolari dell’altrove. Ha poi descritto diverse figure femminili di potere, come le Ianare di Benevento, antiche sacerdotesse di Diana, guaritrici le cui conoscenze si tramandavano da nonna a nipote nella notte di Natale, spesso nate alla vigilia e frequentatrici di crocevia. Queste donne potevano essere riconosciute da un passo claudicante, come la “zucculara”, richiamando divinità antiche che camminavano con un solo calzare. Le Masciare pugliesi, esperte di erbe e riti, associate alle sacerdotesse di Demetra, erano capaci di curare e influenzare il clima, anche con la “papagna” per il benessere. In Sicilia, le Donas de Fuera potevano lasciare il corpo per incontrare fate, apprendendo da loro la tessitura, la cucina e la comunicazione con i defunti. Le Meigas galiziane, figure simili ma più demonizzate dal Cristianesimo, detenevano poteri sia oscuri che protettivi. Per proteggersi dalla magia negativa, si usavano amuleti tradizionali come aglio, scope rovesciate e artigli di belve, o riti come saltare il fuoco di San Giovanni e un antico gesto etrusco di difesa. Le lavandaie, custodi di segreti, maneggiavano oggetti potenti come le lenzuola di morti o nascite, e si narravano incontri notturni con lavandaie non umane che potevano punire chi non rispettava i loro riti.
Tra le antiche dee, ha illustrato Holda, divinità germanica del focolare, delle filatrici e della magia femminile, protettrice della casa e delle donne, che imponeva tabù lavorativi il giovedì e scendeva dal camino a Natale ed Epifania come portatrice di doni. La Madonna Oriente insegnava segretamente alle donne tessitura e autostima; le sue devote, come Sibilla De Ria e Pierina de Bugatis, furono perseguitate e bruciate per stregoneria. Diana, dea mediterranea della natura, delle foreste e della caccia rispettosa, era colei che rivitalizzava il mondo dormiente durante le “12 notti” invernali, simboleggiando il ritorno della vita dopo il solstizio. È stata menzionata anche Yavanna di Tolkien, dea delle piante e delle foreste, creatrice degli Ent (pastori di alberi) e delle Entesse, come Fimbretil, la “Pievagava dal passo leggero”. Ha evidenziato il profondo significato del lavoro di filatura; il “fil d’Epifanie”, filato nella notte omonima, era un potente talismano, e la leggenda della Ledrosega, una comare con zampe caprine che puniva chi filava la notte dell’Epifania, illustrava il rispetto per tali tabù. Le filatrici, attraverso litanie e canti, trasmettevano conoscenza e raggiungevano stati di visione. In conclusione, Paolo ha parlato delle Uldre scandinave, entità femminili che aiutavano i carbonai in cambio di offerte, e delle Aggane/Anguane, esseri femminili legati alla montagna in tutto l’arco alpino, sottolineando l’importanza di un approccio rispettoso e da ospite verso il bosco e l’altrove per una vita più ricca e felice.


